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IMMERSIONI

Parete Punta Papa

Nella zona nord/ovest di Ponza, a poche centinaia di metri da Punta Papa, dai 40 mt. sale questa coloratissima parete, caratterizzata da due cigliate.
L'immersione, a seconda della profondità da raggiungere, si svolge lungo la parete con anfratti e tane di murene, gronchi e più in profondità la presenza di aragoste soddisfano anche i sub più esigenti.
Generalmenete si effettua una multilivello con tempi che variano dai 45 ai 60 minuti in acqua; questo grazie anche al vasto pianoro a 5 mt. dove si effettua la tappa di sicurezza o decompressione alla ricerca di pesci ago, polpi e piccole cernie.
Sovente il passaggio di pesce pelagico.


A poca distanza dalla punta, il fondale forma un pianoro inverdito da chiazze di posidonia, ed è lì che si getta l’ancora. La profondità è di 5 metri. La passeggiata sottomarina si snoda lungo una murata essenzialmente costituita da due gradoni rocciosi che portano il fondale rispettivamente a – 18/20 e -40 metri. Questa morfologia rende il sito di Punta Papa un’ottima palestra d’immersione, perfetto per migliorare il proprio assetto sospesi nel blu lungo il fianco del contrafforte roccioso e testare l’equipaggiamento subacqueo, affrontando una scala di profondità contenute entro il limite dell’immersione ricreativa, convenzionalmente stabilito in – 40 metri. Ma a prescindere dall’aspetto didattico, la o le due immersioni pianificabili lungo la parete di Punta Papa si rivelano molto interessanti anche dal punto di vista biologico e sono talmente tante le cose da vedere che è facile perdere il senso del tempo. Lo strato superficiale è ampiamente ricoperto dai talli delle monetine di mare e mantelli di altre alghe, soprattutto verdi e brune, che fanno da sfondo alla danza delle onnipresenti castagnole. Le donzelle e le donzelle pavonine vagano senza meta, plotoni di salpe si muovono in perfetta sincronia e quando offrono tutte assieme il fianco al sole sembra di vedere uno specchio. Vagando con la parete alla nostra sinistra vale la pena ispezionare ogni pertugio della roccia, perché è facile osservare murene, gronghi, piccole cernie brune, famigliole di saraghi maggiori e re di triglie. Tra le spugne, le astroidi e le margherite di mare stazionano scorfanotti, gobidi e blennidi di svariate specie. Sono scenari che “sanno” di Mediterraneo vero ed ogni fotografia può diventare un quadro. Ci sono granchi rossi del genere Lissa, dromie, paguri della specie Dardanus calidus con l’immancabile anemone Calliactis parasitica ma anche i meno frequenti Pagurus prideaux, sempre associati all’attinia orologio (Adamsia carciniopados). Con un pizzico di fortuna capita di osservare Galathea strigosa, un bellissimo crostaceo color arancio e blu, dalle abitudini prevalentemente notturne. Di giorno se ne sta ben nascosto tra i colori delle rocce in ombra, con le sue pinze protese in avanti.
Avanzando lungo la parete, si notano nudibranchi: spesso sono le comuni flabelline e cratene, arrampicate sugli idroidi del genere Eudendrium di cui si nutrono, sventagliati a corrente. Ma quando ci si imbatte in una specie più rara, è un tuffo al cuore. Tra queste, è segnalata la presenza di Eubranchus farrani, un eolide lungo fino a 23 millimetri, color bianco-grigio con bellissime maculature arancioni o gialle. Anche nell’immersioni più fonda, in cui vale la pena atterrare sul fondo di sabbia bianchissima, si consiglia di tenere la parete a sinistra. Qui il panorama assume l’aspetto della biocenosi del coralligeno, soprattutto laddove la roccia non riceve la luce diretta del sole e il substrato esplode in tavolozze policrome completamente diverse l’una dall’altra, dominate da ininterrotte coperture di trina di mare. Detta anche retepora, forma stupendi merletti calcificati di colore rosato. Sempre tra i briozoi, c’è anche falso corallo e corna di cervo. Tra le spaccature più appariscenti, ce n’è una che dilania la parete a sud formando una volta su cui gattopardi o gattucci vanno a depositare le loro casule ovigere. La presenza della spugna Petrosia ficiformis, attira la vacchetta di mare (Discodoris atromaculata) un nudibranco ad essa imprescindibilmente legato dal punto di vista alimentare. Si intravedono stelle pentagono dalla inconfondibile forma e bellissimi gigli di mare, agganciati al substrato con i loro cirri prensili. Tra le spaccature, aragoste di discrete dimensioni osservano imperturbabilmente la frenetica vita di scogliera che si presenta loro davanti, lasciando fuoriuscire solo le lunghe antenne.

 

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