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IMMERSIONI

Secca del Dito

Anticamente Gavi era saldata a Ponza e fino all’ultima glaciazione wurmiana (circa 80.000 anni fa) lo era anche Zannone, tramite una dorsale lavica le cui testimonianze sono alcuni scogli (noti come “scoglitelle”) e improvvise secche dislocate nel tratto di mare a nord-est di Gavi, in direzione di Zannone. Una di queste è l’imperiosa Secca del Dito, monolite che da 60 metri risale fino a – 16, offrendo tutto il bello che ogni subacqueo, anche il più “navigato”, possa chiedere a questa affascinante attività. Il nome del sito è dovuto non all’ardita morfologia che lo contraddistingue, come verrebbe da pensare, ma a un caratteristico spuntone roccioso sul versante di Ponza che costituisce un punto di riferimento a terra per individuare il cappello della secca. Una volta sopra al “Dito” con la chiglia, appoggiare l’ancora su una qualsiasi porzione di roccia della secca potrebbe non rivelarsi un ormeggio perfetto. Infatti è necessario “centrare” la montagna sottomarina nell’area nevralgica in modo da atterrare poi, in immersione, nel punto migliore seguendo in planata la cima dell’ancora, visto che una zona così esposta è periodicamente battuta da forti correnti e il fondale abbastanza profondo non consente una lunga permanenza sott’acqua. Anche stavolta, come in altri punti dell’isola, il versante più spettacolare è quello settentrionale: a tratti verticale, ricoperto da gorgonie gialle assieme a mille altri invertebrati e, nella parte più fonda, da 50 metri in giù, magnifici esemplari di Paramuricea clavata. La discesa è già di per sé uno spettacolo esaltante, soprattutto quando dall’alto inizia a intravvedersi la secca stemperata nel blu e alcuni compagni d’immersione già a ridosso del cappello appaiono minuscoli in rapporto alla maestosità dell’ambiente sommerso. Tutta la sommità è ricoperta senza soluzione di continuità da macroalghe brune, dure e ispide, in grado di ondeggiare ma non di cedere sotto la spinta dei portentosi movimenti d’acqua.
La sensazione del grande incontro è già in noi quando ci libriamo in caduta libera, avvolti dalla morsa del grande blu.
Ecco, puntuale, la prima emozione: un gruppo di dentici pattugliano nel blu. Sono lontani e appaiono un po’ scuri, quasi confusi nel mezzo liquido. Poi, improvvisamente, inclinano il fianco alla luce, che offre bagliori d’argento. Subito è il turno dei saraghi maggiori (Diplodus sargus sargus). Grossi e panciuti, si muovono lenti, disegnando piccoli caroselli a ridosso delle rocce. Quando compare anche il sarago pizzuto (Diplodus puntazzo), è di solito indaffarato a brucare sul substrato, apparentemente indifferente alla presenza dei sub ma mai propenso a concedere uno spazio uomo-pesce troppo ristretto. Spesso si materializzano anche le tanute (Spondyliosoma cantharus) e in primavera - estate femmine ovigere di granseola (Maja squinado) sostano ben mimetizzate nella vegetazione.
Dalla sommità, l’edificio roccioso cade a strapiombo con salti diretti di 20 – 30 metri. Per gli amanti delle verticalità marine, è adrenalina pura! Solitamente si procede lungo il fronte settentrionale con la parete a sinistra, alla quota prestabilita nella pianificazione dell’immersione per poi risalire, sempre a nord, sul cappello dove è situata l’ancora. Lungo la parete, cambia tutto, rispetto alle aree sommitali: i colori, gli organismi, addirittura le forme. Non più ininterrotta prateria ma colonie immense di spugne incrostanti, a placche carnose e a canna. Margherite di mare e madreporari, briozoi, tunicati di tutte le forme spesso radicano all’ombra di spettacolari esemplari di gorgonia gialla, che incorniciano qua e là le evoluzioni di castagnole rosse (Anthias anthias) e mennole (Spicara maena). Le cascate di roccia sono percorse per ampi tratti da lunghe fenditure orizzontali che indicano la direzione del flusso idrodinamico dominante, orientato in senso est-ovest. D’altro canto, a svelarla è la stessa posizione delle gorgonie, che non a caso attecchiscono nei punti più congeniali con i loro stupendi ventagli muniti di migliaia di polipi famelici, ben spalancati per agganciare la preziosa sostanza planctonica. Molte le aragoste, soprattutto nelle aree più fonde, ma ogni spaccatura della roccia è un microcosmo unico e affascinante, roccaforte di murene, gronghi, musdele.

Un’immersione da non perdere!

 


 

 

 

 

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