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IMMERSIONI

Secca Punta Papa

Fantastica secca a poca distanza dalla Punta del Papa, zona nord/ovest di Ponza; da un fondale di -60 mt. di sabbia bianchissima, si erge un blocco roccioso che raggiunge nella parte più alta i - 33 mt
Immersione riservata a sub esperti.

Da un articolo pubblicato sulla rivista Il Subacqueo a cura del fotografo Angelo Giampiccolo....qualche anno fa!

Secca di Punta Papa

di Angelo Giampiccolo



"Qui ci portiamo solo i subacquei piu' esperti e vaccinati", ci dice sorridendo Andrea Donati mentre ci prepariamo a immergerci sulla secca di Punta Papa, scoperta di recente nelle acque ponzesi. Le parole di Andrea, istruttore del Ponza Diving Center, trovano un significato preciso nel fatto che questa secca e' tanto bella quanto impegnativa per le quote a cui si trova. Quote che garantiscono il fuoricurva anche con i monobombola da 15 litri. E' una limpida mattina di aprile scaldata da un bel sole primaverile, e Ponza fuori stagione e' sempre bellissima, con le sue casette colorate e i pescherecci allineati lungo il molo del porto. Le alte e frastagliate coste rocciose, ricoperte di vegetazione e di fiori come in nessun altro periodo dell'anno, si tuffano in un mare sempre limpido e ricchissimo.

Usciti di buon'ora dal porto a bordo della comoda e veloce barca da 12 metri del Ponza Diving Club, in pochi minuti arriviamo di fronte al promontorio di Punta Papa. Incuriositi dalla batimetrica segnata sulla carta nautica, nel luglio del 1994 Andrea Donati e Valentina Lombardi, titolari del diving, decisero di scandagliare con metodo e pazienza queste acque, in cerca di nuovi punti d'immersione da proporre alla folta schiera di affezionati subacquei che periodicamente li viene a trovare. A circa mezzo miglio dallo scoglio di Punta Papa, verso la punta a Levante di Palmarola, l'ecoscandaglio a un tratto balzo' netto a quota -33 metri da un fondale piatto a 55 metri di profondita'. La grande eccitazione e il tuffo che seguirono videro la scoperta della secca detta di Punta Papa, a tutt'oggi considerata l'immersione piu' suggestiva in queste acque.

Il mare e' calmo, freddo e limpido, quasi fosse contento di vedere che con la primavera i primi subacquei ricominciano a fargli visita dopo il lungo e noioso inverno. Le semistagne sono d'obbligo in questo periodo dell'anno, in cui sotto la superficie c'e' ancora tutto il freddo accumulato durante i mesi invernali. Ancorati sulla secca, ci tuffiamo e, guidati da Andrea, ci lasciamo scendere sul suo versante rivolto a Nord, verso Anzio, in cui la secca precipita verso il fondo dal suo cappello a quota -33 metri con un'alta parete di venti metri letteralmente ricoperta da enormi e fitte Paramuricee, fra i cui rami fioriti c'e' un buon numero di aragoste e uova di gattuccio.

Lo schiaffo freddo che ci arriva alle orecchie quando scostiamo il morbido neoprene per far entrare un po' d'acqua dura solo pochi secondi. L'acqua e' molto limpida e, sotto di noi, una nuvola di castagnole e anthias volteggiano nel blu. Superiamo la cresta a 33 metri di profondita' e notiamo i primi grandi ventagli di gorgonie rosse. Sono veramente maestose, piegate in direzione della leggera corrente, coi loro polipi aperti, intenti a catturare plancton. Alcune superano di parecchio il metro di altezza. I filamenti delle uova di gattuccio, presenti in gran quantita', sono saldamente ancorati ai lunghi rami fioriti di rosso e le lunghe antenne gialle di alcune aragoste sporgono dai molti anfratti, aumentando la ricchezza cromatica di questo paradiso.

Ora, a 48 metri di profondita', vediamo chiaramente il fondo della parete che stiamo seguendo in direzione di Zannone. Uno sguardo verso l'alto ci fa pensare che dev'essere gia' primavera anche sott'acqua. Un'impressionante quantita' di Anthias rosa si mescola con le castagnole e vola fitta sopra di noi, sfiorando le gorgonie per ritornare subito nell'azzurro acceso dai raggi del sole, in grandi cerchi concentrici. Il cuore comincia a battere piu' forte davanti a un simile spettacolo. Ci viene da pensare che questo paradiso mediterraneo non ha nulla da invidiare ai mari tropicali; per di piu' se consideriamo quanto vicino si trova da Roma o Napoli.

Continuiamo a seguire la parete della secca e, a 40 metri di profondita', Andrea ci indica una grotta in cui dimorano stabilmente una nuvola di gamberetti Parapandalus e una grossa musdea. Con poca aria nelle bombole, un bel po' di fuoricurva addosso e gli ultimi due o tre scatti utili rimasti in macchina, decidiamo di risalire per la decompressione sotto la barca. Il freddo adesso si fa sentire, mentre immobili aspettiamo a quota -3 che il nostro tasso di azoto ridiventi normale. Sopra di noi c'e' Cioppi, il dolcissimo bastardello ponzese adottato da Andrea e Valentina, che sdraiato al sole aspetta fiducioso il nostro ritorno.

 

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